La Confraternita di San Giuseppe

img_3699La Confraternita di S. Giuseppe potrebbe essere di origine seicentesca, realizzata seguendo l’opera di rinnovamento prodotta dalla Chiesa post-Tridentina, che mostra un impegno particolare nel settore dell’istruzione popolare e nella formazione del personale ecclesiastico. E’ probabile che in seguito delle guerre, delle carestie e della pestilenza, che avevano avvilito le popolazioni, sia venuta l’idea di creare una Confraternita, dedicata a S. Giuseppe, patrono della buona Morte, la cui statua è della scuola di Giacomo Colombo. Da ricerche fatte, emerge che la predetta affonda le sue radici in una profonda tradizione religiosa del popolo di Lapio per il Patriarca S. Giuseppe e per dar sostegno morale e materiale ai fratelli in difficoltà. In realtà alla base ci sono motivazioni di carattere “logistico” come l’esigenza di un ulteriore luogo di culto e il fatto che i locali della Congrega della Madonna del Carmine non erano più sufficienti a contenere tutti i confratelli. Inizialmente i confratelli, avanzano la richiesta di poter usufruire della “Cappella diruta”, utilizzata per la sepoltura dei morti violentemente, il 26 maggio 1850 l’amministrazione comunale di Lapio trasmette all’Intendenza del Consiglio degli Ospizi di P.U., la richiesta dei locali annessi alla cappella dell’antico “CIMITERO”, nei quali si vuol fondare la CONGREGA in onore del PATRIARCA S. GIUSEPPE, con le offerte dei cittadini.
La richiesta è deliberata ed approvata dal decurionato locale che cede i diritti che vanta sull’”antico locale del cimitero “.
Nell’ottobre del 1851 fu avviata la pratica “per le scambievoli cessioni del Comune di Lapio e la Congrega dei Morti onde istallare la nuova congrega di S. Giuseppe”.
Il 23 aprile 1852 il sindaco di Lapio trasmette, a nome della popolazione, una istanza per “ottenere la istallazione della CONFRATERNITA di S. GIUSEPPE “, ma il progetto deve essere integrato perché i ” locali in questione sono soggetti al diritto del Comune e la novella congrega non ha rendite” per la manutenzione della chiesa.
Questa seconda difficoltà è superata con le donazioni, rogate dal notaio Vitantonio Forte, da parte dei coniugi Gennaro Moccia, di D. Pasquale Romano e Rosa Caprio, che cedono la rendita di alcuni fondi. Le donazioni, secondo l’amministratore dell’Arcidiocesi di Benevento, non sono valide perché fatte ad un “ENTE MORALE” non ancora esistente. Esse, quindi, vanno momentaneamente intestate alla commissione amministrativa con l’obbligo che questa “ceda i beni donati appena istallata la Congregazione” .
Si evince che non mancano postille burocratiche ed intoppi, anche perché non è rispettato il diritto canonico : “in antiquis omnia praesumentur solemniter acta”.
Per scongiurare la prima difficoltà, alcuni cittadini di Lapio “chiedono che il Comune rinunci al diritto riservato sulla crollante Cappella dell’antico cimitero e dell’adiacente casaleno, un tempo ossario, affinchè i predetti locali possano essere adibiti per la novella confraternita, che si vuole erigere, sotto il titolo del glorioso Patriarca S. Giuseppe con le offerte dei cittadini”.
Tale proposta è accettata dal decurionato locale, che conserva solo il Patronato onorifico che, col passar del tempo, svanisce .
Dal Registro delle conclusioni della CONGREGAZIONE di S. Giuseppe, sotto il titolo della Buona Morte, cominciato nel 1855, risulta che un gruppo di cittadini di Lapio, seguace della religione cristiana, apostolica, romana e devoto di S. Giuseppe, fonda una confraternita intestata al Patriarca.
Tra i ferventi spiccano don Salvatore Fiorillo, Beniamino Anzalone, Tommaso Palladino, Cannine Lorido ,Nicola Statuto, Pietrantonio Carbone ,Giovanni Carbone, Vito Carbone e Ciriaco Filadoro.
Beniamino Anzalone, eletto priore della Confraternita, inoltra la richiesta, allegandovi le Regole, per istituire, nella Cappella delle Anime del Purgatorio, la confraternita del glorioso S.Giuseppe, sotto il titolo della Buona Morte.
Il Sovrano Ferdinando II, il 19 agosto 1854, decreta Paccettazione delle donazioni a favore della “Congrega laicale ad istituirsi in quel Comune sotto il titolo del glorioso Patriarca S. Giuseppe”, ed approva le “REGOLE”.
La nuova Confraternita si insedia nel 1854, con assenso regio del 12 dicembre e con la Bolla dell’Ordinario dell’ 11 luglio 1855. Lo scopo è di culto.
Con questo atto l’istituzione è avvenuta. Comincia il cammino di fede e di speranza
il 29 luglio del 1855, da Chiusano, si porta a Lapio il vicario foraneo Don Luigi Reppucci, incaricato dal Feminentissimo Cardinale dell’Arcidiocesi di Benevento, per approvare tale istituzione con l’aggregazione ad una Arciconfraternita di Roma nello spazio di quattro mesi, per rendere ufficiale la notizia e per benedire il locale.
il 26 aprile del 1858 la Confraternita si aggrega all’Arciconfraternita di Gesù, Giuseppe e Maria.
il 12 dicembre 1852 il Vicariato Generale di Benevento restituisce il progetto delle “REGOLE”, che è “conforme al regolamento approvato col Sovrano Rescritto del 25 marzo 1825 con la seguente nota : “Il consiglio deve porre la sua attenzione sugli articoli 10 ed 11 con l’avviso di sopprimere gli articoli 39, 40, 41 . Si deve chiarire l’età della vocazione e quella in cui si entra a votare. Comunque le Regole sono soggette all’approvazione Sovrana”.
Il regolamento prevede che tutti i confratelli debbano vestirsi con le insegne della Confraternita, di colore giallo e viola e camice bianco. Precisamente essi “debbono venire decentemente con la massima pulitezza, con la barba tosata, con i capelli ben pettinati, con le scarpe ripulite, con calze ed alle mani guanti bianchi”.
Ogni “confratello” deve rispettare i comandamenti divini ed i precetti della Santa Romana Chiesa, deve essere modesto, esemplare e maggiormente caritatevole.
Nel paese vi è grande festa, alla presenza del clero locale, al suono dei sacri bronzi e con la partecipazione della banda musicale, la statua di S. Giuseppe è portata in processione nella cappella destinata alla nuova confraternita. Si benedice il locale ed il Santo è collocato in un tosello eretto per l’occasione. Mons. Reppucci legge ai presenti la “BOLLA” di approvazione e da il possesso ai devoti fratelli, iscritti “alla novella congrega “, solennizzando tale atto con l’intonazione dell’Inno Ambrosiano, tiene un commovente discorso e legge ai “Confratelli” le REGOLE.
L’assemblea elegge: Beniamino Anzalone superiore, Tommaso Palladino primo assistente, Carmine Lorido secondo assistente.
Alla Confraternita urgono un oratorio accogliente ed una nuova chiesa.
Il cammino per la progettazione e per la esecuzione dei lavori è arduo e diffìcile, poiché non mancano diffidenze e sospetti. Solo la tenacia, l’impegno, la caparbietà del superiore Beniamino Anzalone e di altri confratelli, nonché la collaborazione del popolo, coronano l’ambito sogno dell’edificazione ecclesiale .
Quanto più è difficoltosa la realizzazione dell’opera tanto è più bella e soddisfacente ammirarla con animo commosso.
Molti altri cittadini e devoti di S. Giuseppe offrono oboli o legano alla confraternita lasciti per raggiungere lo scopo della nuova costruzione : Donna Celeste Cangiano fu don Biagio, vedova di Giovanni Forte, con atto del notaio Candido Scrunilo, rogato il 24 dicembre 1857, lega alla confraternita di S. Giuseppe cinquanta ducati, per far celebrare una messa ogni anno con l’assistenza di tutti i canonici e un giardino murato, alla contrada Pozzillo di circa otto misure,Vito Caprio fu Pietro offre alla Confraternita quaranta ducati per la costruzione della novella chiesa. La somma , però, è utilizzata per 1 ‘ acquisto di una campana.
Il 17 gennaio 1858 i confratelli, chiamati in assemblea dal superiore Pietrantonio Carbone, vengono resi edotti che Toratorio, dove è eretta la confraternita e dove si radunano i fratelli, oltre all’inconveniente che presenta, perché attaccato alla confraternita di S. Maria del Carmine, non riesce nemmeno a contenere gli iscritti poiché il locale è lungo appena palmi 28 e largo palmi 18 . E’ accomodato alla buona per ospitare, provvisoriamente, la confraternita.
E’ necessario inoltrare al Comune istanza per realizzare quanto progettato.
La nuova congrega ha bisogno di un decente oratorio e di una chiesa, ragion per cui viene inoltrata una richiesta al decurionato che, riunito il 10 dicembre sotto la presidenza di don Antonio Caprio, la discute. Il progetto prevede che per realizzare la nuova Chiesa, il Municipio di Lapio deve cedere “un pezzetto di suolo pubblico”, circa “palmi quadrati quattromila “.
Il decurionato locale decide di accordare la richiesta, perché, cedendo l’area, si risana una zona adibita a discarica pubblica e si evita anche un “danno alla salute pubblica ” per le esalazioni “pestifere “, che provengono dalle immondizie depositate.
La costruzione della chiesa ricade nella zona centrale del paese, “nel luogo denominato Fossi”, attaccata alla piazza “PORTA DEI PIEDI”.
L’Intendente di Avellino, nel chiedere a S.M. il nulla osta, riferisce che per mancanza di un “acconcio locale” ove poter riunire la Congrega di S. Giuseppe sotto il titolo della Buona Morte è opportuno costruire con l’elargizione volontaria dei fedeli, una nuova chiesa.
Nel febbraio del 1859, il Consiglio Ordinario di Stato approva il progetto per la costruzione di una Chiesa novella con oratorio ad uso della congrega di S. Giuseppe della Buona Morte.
Il Comune di Lapio riceve il “diritto onorifico di Patronato “avendo ceduto gratuitamente il suolo”.
Il quattro agosto 1860, l’Arcivescovo di Benevento benedice la prima pietra ed incarica, per la posa, il canonico don Luigi Reppucci,vicario foraneo.
I lavori di edificazione cominciano il due settembre 1860 .
Viene nominata una deputazione di fratelli “idonei ed intelligenti ” che, d’accordo col superiore e con gli “Uffìziali maggiori”, si interessino di raccogliere offerte ed acquistare il materiale necessario all’esecuzione dell’opera.
Vengono nominati per lo scopo predetto : Don Achille canonico Caprio, D. Cesare e D. Angelo Carbone, D. Luigi Carbone, Angelo Romano, D. Vitantonio Forte e Beniamino Anzalone, cassiere.
Quest’ultimo rappresenta il fulcro della confraternita per il costante impegno, la tenacia dimostrata e la caparbietà profusa. Consiglia pure alla confraternita, onde evitare spese per il trasporto dell’acqua, di costruire una cisterna nella quale convogliare le piogge.
Le acque pluviali devono servire ad innaffiare il giardino ed essere vendute ai privati, per le eventuali costruzioni.
Infine il cassiere dona al sodalizio la Statua della Vergine della Consolazione.
Sotto questo titolo è costituita anche a Lapio la Compagnia della Cintura, cui i Pontefici hanno concesso indulgenze e privilegi.
Intanto Beniamino Anzalone è preso da scoraggiamento e da demoralizzazione per i pettegolezzi messi in giro sul suo operato e in un’assemblea dei confratelli, chiede la fiducia per poter continuare l’opera avviata. Tutti i confratelli lo ritengono in possesso di “tutte le qualità necessarie” per continuare l’opera ed essere il direttore dei lavori.
Il sodalizio acquista fiducia, ma i confratelli tralasciano di partecipare nei giorni festivi alle funzioni religiose e di ciò si duole il superiore che in un’assemblea ricorda che la confraternita fu fondata per “mantenere esercitati gli atti di religione e di pietà”. Per eliminare tale situazione e nel richiamare al dovere i fratelli che, senza un giustificato motivo si assentano dalle attività, tenta di dare un regolamento più incisivo anche nel computare le assenze dal mese di novembre fino a quello di aprile.
Tutti i cittadini che intendono iscriversi devono farne regolare domanda. Ogni nuovo iscritto, accettato, praticherà il noviziato per sei mesi.
Ogni iscritto annualmente verserà la quota stabilita e potrà godere di alcuni benefici (art. 14) tra i quali : “in caso di morte godrà dell’associatura di venti fratelli, avrà la sepoltura nel camposanto ed il lugubre apparato, si reciterà in casa del confratello estinto la “Libera” e sarà celebrato il funerale, durante l’anno seguente alla morte saranno celebrate venti messe.
Al “fratello oppresso da febbre (art 18) sarà dato un sussidio di quattro carlini ed un’immagine del Santo Titolare, dietro l’attestato del medico curante incaricato dalla Banca e ciò una sola volta nell’anno.”
L’elezione del “Governo” avviene nella terza domenica di dicembre. Si eleggono il Superiore, il primo Assistente, il secondo Assistente, il cassiere, il segretario, un fiscale, due maestri di cerimonie, due maestri dei novizi, un sagrestano. Gli eletti assumono le funzioni il primo gennaio dopo le elezioni.
Il fratello che “renda pubblico scandalo o sia condannato dal tribunale per misfatti o delitti sarà cancellato dalla confraternita.
Ogni fratello, nell’adempiere la sua missione deve assistere i malati negli ospedali, gli infermi poveri del comune, visitare i carcerati e prendere cura dei ragazzi poveri del comune divenuti orfani”.
Devono, inoltre, allontanare i giovani dalle “bettole, dai giochi o da altri luoghi di scandalo”.
E’ inoltre, consentita l’iscrizione alle donne.
La confraternita ormai è una realtà sociale e religiosa, ragion per cui è necessario nominare un Padre Spirituale.
I confratelli, riuniti il 15 settembre 1872 dal superiore Giuseppe Tedesca , nominano padre spirituale Don Cesare Carbone, considerato che lo stesso è stato paladino della Congrega, il primo ad interessarsi della costruzione della novella chiesa ed oratorio, “per la quale opera la sua famiglia ha offerto molto danaro e che da quando è stato ordinato sacerdote ha servito gratuitamente la confraternita “.
La chiesa è completata nel 1883 e consacrata il 29 settembre 1883 da Mons. Scotti, ausiliare dell’Arcivescovo di Benevento.
Fanno parte della chiesa: un oratorio, una sagrestia in cui vi è un piccolo deposito di acqua con incisioni di due iniziali G.T. e dell’anno 1881, un giardino murato.
Alla Confraternita viene donato un giardino la cui rendita forma un maritaggio per una donzella povera nel giorno della festa di S.Giuseppe.
La chiesa è dichiarata secolare.
Intanto è anche urgente avere delle somme a disposizione per le varie spese e per il mantenimento della chiesa. A tal fine la rendita del fondo Macchia ed il canone di Bordoano sono utilizzati per la Decorrenza.
Il 15 gennaio del 1888 il superiore Beniamino Anzalone fa osservare che la terra attaccata lungo il muro del giardino dove esiste il Crocifisso, di pertinenza della congrega è diventato un letamaio e per rimediare a ciò propone di aprire una porta per poter adibire il locale sottostante la sagrestia a deposito di materiale e di oggetti della Confraternita.
Il 15 luglio 1888 la congrega è convocata per deliberare sulla domanda fatta dalla confraternita della Madonna del Carmine di poter fruire della Chiesa di S. Giuseppe durante il restauro del loro luogo di culto.
L’istanza è accolta e si regolamenta l’ospitalità.
Il 15 settembre del 1893 il Cardinale dell’Arcidiocesi di Benevento, venuto in Santa visita a Lapio, ordina che la statua di S. Giuseppe resti sempre nella confraternita.
Per gratitudine la congrega dona duecento lire per la costruzione della Chiesa Madre e cento lire, in proprio, vengono offerte dal padre spirituale. La confraternita, come istituzione, rientra nelle “OPERE PIE” e per l’assistenza spirituale che da ai confratelli infermi e per le prestazioni che offre dopo il decesso del confratello. Dal ricavato dei fitti di alcuni beni fonda il “MARITAGGIO”, così come stabilito, in un atto della signora Donna Celeste Cangiano, erogato dal notaio Candido Schirillo.

a cura del Prof. Ubaldo Reppucci

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