La Confraternita di Maria SS del Carmelo

taglio2Nella zona rurale San Martino/Croce di Lapio, fino alla fine del Seicento è esistita una piccola chiesa di cui si hanno scarse notizie: nelle sue pertinenze, nella seconda metà del secolo successivo, vengono edificati dapprima il “nuovo” cimitero del paese ed, infine, l’annessa chiesa delle Anime del Purgatorio, sede della omonima confraternita.
In questo articolo vengono delineate la vicende legate a tali passaggi ed alle prime attività della confraternita.
I documenti analizzati ci propongono interessanti testimonianze sulla fede vissuta e sulla pratica religiosa popolare del tempo, che spesso s’incrociano con le vicende civili e con le lotte di frazioni che dividono la comunità.
Agli eventi narrati fa da sfondo l’evoluzione che si verifica, nel corso del Settecento, nei rapporti tra istituzioni ecclesiastiche e potere civile: si passa, infatti, da rigido fervore apostolico del cardinale Orsini, che certa di omologare ai canoni del Concilio di Trento ogni elemento della comunità (sia civile che religioso). all’affermazione della prassi giurisdizionalista dei primi Borboni, che impongono una netta Iimitazione ai poteri di chiesa e clero, anche a livello locale. Nel 1692, il cardinale Vincenzo Maria Orsini, arcivescovo di Benevento e futuro papa col nome di Benedetto XIII, compie la sua prima visita pastorale a Lapio. Qui assistito dal clero locale e dagli eletti dell’Università’, effettua un’accurata ricognizione (li tutti i luoghi pii del paese. L’operazione ha un fine ben preciso: il pastore vuole conoscere direttamente la vita degli enti ecclesiastici locali, accertandosi anche della quantità delle loro rendite e, soprattutto, della qualità dell’amministrazione, nonché verificare lo stato strutturale degli edifici e l’eventuale conformità degli stessi ai canoni tridentini.
Dopo accurati e puntigliosi sopralluoghi alle chiese del paese, egli viene accompagnato in contrada “S. Martino o Croce”, poco distante dal centro abitato, nella chiesa “rurale” denominata “Santa Maria della Misericordia”, il cui stato è tutt’altro che fiorente: infatti, è priva di rendite e quasi collabente. Nel prendere atto della disastrosa situazione, il cardinale emana decreti perentori e severi: la chiesa, per poter essere ancora utilizzata come luogo di culto, deve essere urgentemente restaurata a spese dell’Università.Gli eletti provvedano alla riparazione.
Ma l’Università, oberata dai debiti ed obbligata dallo stesso vescovo alla manutenzione di luoghi ben più importanti per la comunità, sarà inadempiente.
E così, nei decreti della quarta visita pastorale, effettuata nel 1697, la chiesa risulta ormai sconsacrata o meglio, per dirla con le parole del cardinale, «profanata». Della chiesa della Misericordia si parla ancora alcuni decenni dopo la sconsacrazione, quando i lapiani cominciano a porsi il problema della costruzione di un nuovo cimitero. Il vecchio, infatti, già esistente da almeno dite secoli, è ormai inadeguato, sia per le precarie condizioni igieniche che per la sua collocazione (annesso alla chiesa madre, affaccia praticamente sulla piazza centrale).
Tra i cittadini maggiormente impegnati alla risoluzione del problema si segnala Leonardo Statuto, un ‘‘mastro fabbricatore” originario del la vicina Chiusano, divenuto proprietario dei ruderi della chiesa. Egli, infatti, attorno al 1730, decide di «erigere e fabbricare un cimitero per li morti nel luogo detto a S. Martino, fuora la terra e propriamente nella cappella diruta del suo territorio». A tal fine, promuove anche una «questua, fatta per la terra da più devoti cittadini, per fare detto beneficio per li morti». Leonardo, però, non farà in tempo a realizzare l’opera. Di essa, comunque, si occupa dettagliatamente nel suo testamento, scritto nel 1738: egli, infatti, trasmette al figlio, “mastro Domenico”, «tutta l’autorità e cornea per fabbrica da farsi a detto cimitero»; per quanto riguarda le spese, invece, tutti i suoi eredi (‘‘li mastri Antonio, Ciriaco e Domenico”), devono versare dieci ducati ciascuno entro tre anni dalla sua morte (cinque per la fabbrica, ed altri cinque per la pittura del quadro») ed il «tomolo e mezzo di grano» realizzato con la questua che si «trova in casa di esso testatore. Il cimitero, però, non viene costruito e i benefici previsti dal lascito testamentario passeranno allora alla «Cappella di Santa Maria della Neve, per farne dire messe per la sua anima».
La svolta, per la conclusione di questa ormai annosa vicenda, arriva nel 1758: in quest’anno, infatti, “Il Sindaco e gli eletti dell’Università decidono di formare ed edificare un Cimiteo , per non far più mangiare l’ossa de defunti da cani, per non trovarsi in luogo malconcio e scoverto.
Per quest’operazione serve ancora la chiesa della Misericordia, passata in demanio comunale. Nell’anno successivo, infatti, il sindaco Domenico Carbone e l’eletto Giuseppe Ecclesia procedono ad una permuta con Ciriaco Moccia, proprietario del terreno individuato per la costruzione dell’edificio sacro: nel cedere la sua proprietà, questi riceve in cambio la confinante «cappella diruta in luogo Croce seu San Martino, detta della Misericordia, insieme ad un poco di terra di circa misure una) E così, negli anni successivi, i ruderi dell’antica chiesa vengono definitivamente rimossi mentre, a pochi metri da essa, si innalza il nuovo cimitero del paese. Con l’apertura del nuovo cimitero, s’intensifica ulteriormente il già diffuso culto dlei morti, gestito soprattutto dall’Università, così come risulta anche da un documento del 1767 con il quale il sindaco Giuseppe Caprio, in qualità di procuratore del Cimitero dell’ossa dei morti, nomina Giuseppe Cozza “romito” del sacro luogo:
«Avendo questa Università formato un nuovo Cimitero per la conservazione dell’ossa dei fedeli Cristiani defunti, e per la celebrazione delle messe e altri suffragi per l’Anime Sante del Purgatorio, necessitando una persona da romito, acciò possa quello nettare, assistere alle sacre funzioni, custodire e mantenere quello sempre aperto e avendo conosciuta la buona indole e inclinazione dì esso Giuseppe, per tanto (gli amministratori) eliggono, costituiscono, creano e nominano per eremita il suddetto ottenendo primieramente la licenza e patenta Rev. Curia di Benevento a spese di esso Giuseppe, accio esso Giuseppe possa andare liberamente elemosinando, questuando e cercando per dette anime e quello (che) fa di cerca applicarlo per suffragio delle suddette Anime con darne però sempre ed in ogni futuro conto all’amministrazioni di detta terra… e perché vi necessita la cella, o sia abitazione per detto eremita, pertanto lo suddetto Magnifico Sindaco promette aiutarlo alla costruzione di quella in tutta la spesa per quanto si può».
Ed il primo, concreto aiuto, arriva tre anni dopo, quando gli amministratori comprano, ancora da Ciriaco Moccia «una pianta di casa per uso del romito e per comodo del cimitero», collocata «nel luogo detto a S. Martino . . . giusta la via pubblica davanti al cimitero»: il tutto per un prezzo di cinque ducati. Una volta definito l’acquisto, quindi, «fra Giuseppe Cozza, romito, ha promesso e si è obbligato a fabbricare e costruire la cella suddetta tanto per uso comodo quanto per altri romiti futuri »
Nel 1781 il culto dei morti trova la sua definitiva organizzazione: nasce allora, come é risaputo, la terza confraternita del paese, intitolata alle anime del Purgatorio e alla Madonna del Carmelo, loro protettrice. Essa è ispirata dall’Università, che le concede di insediarsi nel cimitero e la incentiva nella costruzione della propria chiesa.
Nello stesso anno della fondazione, infatti, gli eletti ed il popolo, riuniti in pubblico parlamento, decidono di concedere «alli fratelli della nuova Congregazione dell’Anime del Purgatorio» una parte dei «capi morti, seu chiocchie, fatti incidere e tagliare nello boschetto dell’Arvio». Ciò per «farne calce per erezione della nuova Cappella». In pratica, i lapiani attingono al patrimonio pubblico per favorire la costruzione del sacro edificio. La decisione, però, provoca forti dissidi e lotta tra fazioni. Sugli amministratori, infatti, si abbatte l’ira “dello speziale” Mariano Forte che ricorre all’avvocato fiscale della Regia Udienza di Montefusco: supportato da vai-i testimoni, egli dichiara che gli alberi tagliati erano fruttiferi e non ‘‘capi morti”.
Le polemiche, comunque, non arrestano il processo di costruzione della chiesa, aperta al culto nel 1789 (come testimonia l’iscrizione impressa sull’antico portale, collocato sul lato sinistro della chiesa attuale). I lavori di rifinitura ed abbellimento, però, continuano ancora negli anni seguenti, come risulta anche da due contratti stipulati nel 1798 dal priore Pasquale Rossi con due artisti stuccatori della famiglia de Franco cli Calvanico (SA): Salvatore ed Agnello.
Nel primo atto, stipulato il 22 aprile, la confraternita, «avendo considerato e risoluto di riformare e stucchiare le mura della chiesa , si rivolge a Salvatore de Franco che ne ha fòrmato disegno di detta opera. Avendo, quindi, il maestro bene e diligentemente osservato e fatto osservare il suo progetto, si passa alla stipula effettiva del contratto: entro il mese di novembre si «deve rifòrmare e stucchi ore tutto il Coreuo ed Altare maggiore»; l’intera opera, invece, deve essere completata entro quattro anni. Il compenso, infine, è così ripartito: ottanta ducati a novembre; altri centottanta a lavori ultimati.
Il secondo contratto, stipulato con Agnello de Franco il 20 luglio, ci sembra un’integrazione del precedente, sia per i tempi previsti, sia per il minor compenso. In pratica, la confraternita decide di far stuccare, entro il mese di novembre, anche gli elementi della chiesa esclusi dal precedente atto, per un compenso di centodieci ducati (nella premessa dell’atto si dice: «far polire e stucchiare intieramente la Cappella, seu Chiesa di detta Congregazione, attaccata al cimitero di detta terra»)
Agli inizi del nuovo secolo, quindi, la prima chiesa del Carmine, abbellita negli stucchi, e ancora oggi visibile, può dirsi finalmente completata. Si chiude con quest’opera, la fase “pionieristica” della confraternita.

a cura del Prof. Fiorenzo Iannino

 

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